Criminologia dei Culti e delle Filosofie Devianti nelle Sette Luciferine: Analisi e Implicazioni
Premessa
Quando mi resi conto dell'importanza di fondare una nuova criminologia che si occupasse direttamente di culti e filosofie devianti, ritenni imprescindibile non poter non includere la Teologia come Scienza posta a fondamento della nascente disciplina.
La capacità della Teologia di apportare importanti spunti riflessivi applicati a casi concreti di filosofie o culti devianti che si potevano intendere a tutti gli effetti come da questa derivati, mi ha portato alla conclusione di porre una base teologica su tutti gli studi criminologici afferenti la devianza.
I culti che assumono una deriva criminale che esula dalla tutela che la Costituzione offre a tutte le religioni esistenti (comprese Satanismo, Vampirismo e via discorrendo), sono l'oggetto di studio della Criminologia dei Culti e delle Filosofie devianti, il cui potenziale appare evidente.
Con il giusto connubio fra psicologia, criminologia e teologia si può giungere a conclusioni storico-scientifiche che consentono al professionista che si cimenta in questi tipi di reati (o di realtà, ben potendo discriminare fra Culti tutelati e Culti condannabili) di fornire al proprio Committente una consulenza altamente descrittiva, capace di compiere una ricognizione completa sulla questione che sta esaminando e contestualmente, fornire conclusioni che siano utili a risolvere la controversia, sia essa a vantaggio dell'imputato che a suo discapito.
La teorizzazione che ho fatto della Scienza Criminologica che studia culti e filosofie devianti si ripropone esattamente questo scopo: l'uso forense di costrutti che altrimenti, resterebbero relegati unicamente in contesti filosofici e senza sbocchi operativi degni di nota.
Lucifero. Questioni teologiche
Veniamo ora alle applicazioni pratiche sulla questione oggetto del mio articolo. Come ho scritto in premessa, non possiamo non applicare la teologia alle questioni afferenti i culti devianti. Il fenomeno "Lucifero" è ampiamente dibattuto all'interno della comunità teologica internazionale e risultano ancora questioni aperte che la riguardano. Ad esempio, ancora oggi sussistono aspri dibattiti riconducibili alla dicotomia Lucifero/Satana (ad esempio, se sono lo stesso spirito o due entità distinte mentre addirittura se Satana esiste come demone o solo come costrutto) che devono interessare marginalmente il professionista che si occupa di questi concetti, poichè è proprio da queste dispute teologiche che sorgono scismi e movimenti religiosi alternativi. Ai fini della nostra trattazione, ritengo utile procedere a considerare Lucifero e Satana come sinonimi poichè nelle Sacre Scritture essi sono intercambiabili ed assumo un significato univoco: il Diavolo nella sua forma e potenza malvagia.
La presenza di Lucifero nelle sacre scritture spazia dall'Antico al Nuovo Testamento ma è nell'Apocalisse di Giovanni che vi è la sua maggior azione.
L'evoluzione Satana/Lucifero non fu immediata all'interno della Teologia poichè la concezione che detto Angelo Decaduto potesse essere l'avversario per eccellenza all'interno della Chiesa, è maturata con il tempo. Ad esempio, in Isaia 14:12 si legge: "come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell'aurora?" in cui l'Autore si riferiva alla caduta in disgrazia di un sovrano terreno che nulla ha a che vedere con il demonio. Difatti, San Girolamo scelse proprio la parola "Lucifero" nella sua traduzione in latino della Vulgata (la Bibbia che poi fu usata definitivamente dalla Chiesa come testo sacro a partire dal Concilio di Trento) e in tale frangente, il versetto di Isaia fu collegato a Lucifero/Satana.
Di significato opposto invece, fu Pietro nella Seconda Lettera che nel versetto 1:19 parlò di Lucifero come della stella del mattino in riferimento però, alla luce di Gesù che scaccia le tenebre.
Sebbene la presenza e l'azione del Diavolo permeano l'intero testo sacro, i gruppi o le sette religiose luciferine tendono a rifarsi al Libro dell'Apocalisse, scritto da Giovanni e in cui le operazioni demoniache vengono maggiormente esaltate nel contrasto all'Opera di Dio.
Iniziamo con una premessa: all'interno dell'Apocalisse di Giovanni, il termine "Lucifero" non compare mai e viene sostituito da "Satana", rappresentato come un dragone (ed anche come un serpente).
L'arrivo della bestia
Nel capitolo 12 Satana/Lucifero fa il suo ingresso nella visione di Giovanni travestito da Dragone Rosso, apparendo nel cielo e intenzionato a divorare il bambino partorito dalla donna vestita di sole; l'azione fallisce poichè il pargolo viene portato a Dio e fatto salvo. La donna fu trasferita nel deserto e Dio le diede rifugio e ordinò che fu nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Il proelium magnum Coeli
Probabilmente, questo è il racconto più interessante e ricco di emozioni che la Bibbia ha prodotto. Una volta che il Drago Rosso (Lucifero/Satana) si rese conto di aver fallito nel divorare il bambino, diede vita al "proelium magnum Coeli" che lettaralmente significa: la grande guerra nel cielo. Sebbene Giovanni diede una versione molto striminzita degli eventi, la Teologia ha invece ampliato e reso più romanzato l'intero racconto.
Ad esempio, Dio (che è ovunque e in tutti i posti, non soggetto a forma o materia ma essenza pura e come tale incircoscrittibile) decise di affievolire la propria presenza, di modo da verificare quanti Angeli fra le sue file avessero ceduto alla tentazione.
In questo grande scontro, Dio assume una connotazione defilata e trattiene l'Arcangelo Michele dal lanciarsi immediatamente nella mischia.
Con la percezione divina attenuata e la capacità di adorazione del Signore lasciata al libero arbitrio di ogni singolo spirito di Luce, si ebbe l'influenza potente e incontrollata del Demonio.
Sebbene la storia assuma connotazioni romanzate in cui Angeli e Demoni si affrontano in duelli di cappa e spada, la realtà dei fatti assume un altro sapore. Essendo spiriti, essi non possono indossare armature ne tantomeno maneggiare armi: lo scontro quindi, risulta prettamente filosofico. Angeli e Demoni si affrontarono su un campo non di battaglia ma mentale. I primi apportarono pensieri filosofici idonei a restare fedeli a Dio mentre i secondi tentavano di convincere gli Angeli a liberarsi dalla servitù divina.
Una volta che Dio stesso si rese conto di chi era chi e di chi peccava contro chi, consenti all'Arcangelo Michele di lanciarsi nella disputa; celebre fu il suo urlo di battaglia: Quid ut Deus? ("chi è come Dio", con il chiaro riferimento a Satana/Lucifero il cui peccato era proprio di invidia, ossia il voler essere potente come il Signore stesso) a cui il (oramai ex) Serafino Lucifero rispose: Non serviam ("Non serviamo", ossia il non voler essere più servo di Dio).
La sconfitta e la condanna
Ed è qui che mediante l'intervento dell'Arcangelo Michele, la guerra nei Cieli ebbe termine. Lucifero fu precipitato sulla terra (e da qui vi è tutto l'inizio delle grandi opere artistiche e poetiche che hanno affrontato il tema) spogliato del suo status di Serafino ma non del potere che il ruolo gli concesse di accumulare. Proprio per tale costrutto tutto cattolico, la battaglia nei Cieli non si è mai veramente conclusa ma continua a imperversare spiritualmente sulla terra, in cui Angeli e Demoni si contendono le anime degli uomini.
Infine, nel capitolo 20 dell'Apocalisse, Satana viene definitivamente sconfitto ed un Angelo scende dal Cielo e lo incatena per un millennio nel cosiddetto Abisso. Spirato il termine, il Dragone viene liberato e conduce un'ultima ribellione che lo porta ad essere gettato definitivamente nello stagno di fuoco e zolfo.
Appare immediatamente evidente agli occhi del mio Lettore, di come l'intero tratto teologico è il fulcro (artistico e poetico) della stragrande maggioranza dei movimenti Luciferini moderni.
Appunto degno di nota
Il Criminologo professionista stia attento nella distinzione fra "Sette Luciferine" e "Scisma Luciferiano". Le prime le tratteremo successivamente, nel proseguo di questo articolo. Per quel che riguarda lo Scisma Luciferiano invece, faremo ora due parole.
Il suo fautore fu Lucifero di Cagliari che fu vescovo cattolico in terra sarda. Il periodo storico è risalente al IV secolo e lo scisma fu dovuto al troppo buonismo di Roma nel riammettere i cattolici che avevano giurato fedeltà ad Ario (altro vescovo cattolico fautore dell'Arianesimo). Secondo il punto di vista di Lucifero da Cagliari, costoro non potevano e non dovevano essere riammessi fra le fila cattoliche poichè il peccato di cui si erano macchiati, li rendeva incompatibili con la religione cristiana vera e propria. Lo scisma si risolse da solo, duranto pochi decenni e scomparendo senza lasciare traccia nei secoli successivi.

Lucifero. Questioni psicologiche
Prima di incedere oltre, occorre necessariamente esaminare Lucifero sotto un'altra questione: quella psicologica, poichè appare determinante per comprendere a fondo il costrutto che anima le sette luciferine.
Sotto un punto di vista squisitamente mentale, Lucifero assume un possibile (quanto condiviso fra i gruppi Luciferiani) grande significato: ribellione. Tale ideologia pervade l'intera struttura dottrinale della setta; ogni Luciferiano convinto, è ribelle e soffre nel sottostare alle regole della Società in generale.
Sebbene sussista questa insofferenza, il Luciferiano non è da intendersi come un anarchico poichè non ne persegue ne gli ideali ne la filosofia dottrinale. Il suo modo di approcciarsi al Demonio è tipicamente contestuale, ovverosia egli agisce in tali vesti all'interno del gruppo mentre in linea teorica e generale, tende a conformarsi alle regole della Società civile nonostante sussista la predetta insofferenza.
L'accostamento fra Lucifero e il sentimento di ribellione che lo pervade possiamo intenderlo come una dimostrazione di forza dell'intelletto umano. Mi spiego. Tutti noi (volenti o nolenti) sperimentiamo il desiderio di vivere secondo i nostri canoni. Senza scomodare i massimi sistemi, provo a spiegare il concetto con un semplicissimo esempio: siamo fermi al supermercato, in fila alla cassa. Dinanzi a noi troviamo altre due persone magari anziane. Il sentimento di ribellione potrebbe insorgere proprio in questo frangente: mettere da parte i due anziani in favore della nostra causa, che consiste nel ritenere che il nostro tempo sia più importante e quindi la questione "rispettare la fila" dovrebbe meritare necessariamente degli aggiustamenti concettuali: i giovani devono passare davanti perchè non hanno tempo da perdere rispetto a due anziani che sono in pensione e quindi idealmente possono aspettare qualche minuto in più, perchè tanto non hanno nulla da fare. Il sentimento di ribellione di cui parlo in rapporto ai Luciferiani è presso a poco questo: la causa che serve se stessi è sempre più importante rispetto a quella degli altri e come tale, merita di prevaricare qualsiasi altro individuo.
Ecco spiegato il binomio Lucifero/ribellione osservato da un punto di vista prettamente psicologico; il desiderio intimo ed inconscio di poter essere posti al centro ed al di sopra dell'universo che pervade ogni uomo si riflette sul mondo esterno in un gruppo che autorizza e coltiva questo moto di insurrezione che nasce dal profondo dell'anima e si propaga come un fuoco in una steppa secca, accendendo altri animi accomunati dagli stessi sentimenti.
Ed ecco che questo moto trova in Lucifero la sua forma; un simbolo che si può vedere, che si può comprendere, foriero di significati così profondi che appaiono simili all'individuo stesso e che questi, altro non può fare che identificarvisi.
Ribellione e Lucifero sono facce della stessa medaglia.

Lucifero. Questioni criminologiche
Giungiamo ora al nocciolo della nostra questione. Abbiamo visto Lucifero sotto un punto di vista teologico e pertanto siamo riusciti a comprendere il suo significato all'interno dei gruppi esoterici ed occulti che ne adottano il simbolo come vessillo sotto cui schierarsi.
Abbiamo poi visto il significato di Lucifero dal punto di vista psicologico e cosa significa nella mente dei soggetti che si accostano all'ideologia occulta che sottende il Demonio stesso.
Ora non ci resta che osservare il fenomeno dal punto di vista criminologico.
Non tutte le sette Luciferine sono uguali e non tutte intendono il Demonio allo stesso modo. Nel panorama nazionale e internazionale, Lucifero assume diverse caratteristiche:
a. Approccio all'Entità: Lucifero può essere visto come uno spirito che porta luce (appunto) e quindi promulga la ragione e l'apertura mentale. Alternativamente, può essere visto come un dio da idolatrare, poichè si è ribellato a Dio e lo ha combattuto. Lucifero è il fautore della rinascita di Adamo ed Eva poichè come serpente, ha donato loro la ragione che li ha risvegliati dall'intorpidimento in cui Dio li aveva confinati (Eden).
b. Ideologia di fondo: Lucifero è colui che consente di ampliare i propri orizzonti occulti, esoterici e gnostici. La sua capacità di aprire la mente è dovuta al fatto che egli è il portatore della luce, quindi della ragione. E' stato il primo a comprendere la cupidigia di Dio nel tenere schiavi gli uomini e ha avviato una ribellione che ancora oggi, ha ragione di esistere. Ciò si riverbera sul piano psichico interno del fedele (inteso come colui che è votato a Lucifero) e lo spinge alla meditazione e alla ragione. In altri contesti, Lucifero non è visto per niente come un'entità malvagia bensì come uno spirito positivo, capace di aiutare l'uomo nel proprio cammino.
c. Pratiche magiche: a seconda del gruppo Luciferino, possono essere isolati riti di alta magia cerimoniale, meditazione coltivata in solitudine e studio di testi antichi e sacri.
Contro il satanismo
I Luciferini non si ritengono satanisti e non condividono molte delle loro dottrine. Ad esempio, nel satanismo razionalista di LaVey il Demonio è inteso come una metafora incentrata sull'individualismo mentre l'ideologia di fondo riflette desideri di gratificazione rispetto i bisogni umani con pratiche di riti teatrali e simbolici. Nel satanismo occultista invece, Satana è proprio lo spirito che incarna il male e sarà il fautore della distruzione della Chiesa cattolica. La loro ideologia di fondo prevede una dissacrazione di tutto quanto è sacro (libri, luoghi di culto, sacerdoti) e nei rituali compaiono l'adorazione demoniaca secondo l'uso delle messe nere.
Tali distinzioni devono essere necessariamente tenute in considerazione dal Criminologo durante l'analisi della scena del crimine o quando effettua indagini difensive che contemplano l'escussione di testimoni, aderenti al gruppo Luciferino o al leader stesso che il più delle volte, è l'imputato stesso.
Profiling del Leader
Il più delle volte l'imputato per eccellenza è il leader del gruppo Luciferino che sovente, si è ritrovato ad organizzare attività criminali che esulano dal concetto religioso che di norma, è tutelato dalla Costituzione. Come ho precedentemente detto infatti, la religione Luciferina è ben tollerata e tutelata dalla Carta purchè ovviamente venga praticata secondo i dettami della legislazione stessa.
Sovente si riscontrano delle peculiarità:
a. Carisma eccellente: come tutti i leader di questi gruppi, il Sacerdote Luciferino possiede un'eloquenza e una pragmaticità molto ben sviluppate. Le capacità operative e comunicative rendono questo tipo di persone molto accreditate presso la cerchia di seguaci che si viene formando con il tempo e l'opera di reclutamento che viene posta in campo dai collaboratori dello stesso.
b. Tecnica del love bombing: di tutte le attività di reclutamento, questa rimane la prediletta da parte dei gruppi devianti. Consiste nell'adescare soggetti in forte difficoltà emotiva, i quali vengono accolti all'interno del gruppo come se fossero speciali. I seguaci stessi tendono ad accudire ed esaltare le qualità di queste vittime che di rimando, si sentono amate e comprese. Ciò fa si che si instauri un legame intenso che viene alimentato dal leader del gruppo e dai seguaci stessi che in un vortice di emozioni e sostegno, tengono ancorato a sè la persona. Vi è anche da dire che esiste un numerico non trascurabile di soggetti che si avvicinano spontaneamente al gruppo perchè semplicemente ne condividono la visione e hanno interesse a sentirsi a casa. Il Criminologo tenga in considerazione anche questo tipo di individui e non si abbandoni a "vittimizzare" tutti i seguaci poichè un nutrito gruppo di costoro potrebbe essere li di sua spontanea volontà e senza costrizione alcuna, fermo restando che potrebbero essere anch'essi vittima di attività fraudolente da parte della dirigenza. Occorre sempre valutare e stabilire la motivazione per cui un soggetto ha aderito alla setta: è stato reclutato con tecniche particolari oppure ha aderito di sua spontanea volontà poichè condivideva la dottrina della setta? A questa domanda occorre sempre cercare di dare una risposta.
c. Evoluzione del legame: l'indagine operativa che il Criminologo deve esperire necessita indubbiamente di un approfondimento molto importante. L'evoluzione dei legami e delle dinamiche sentimentali all'interno della setta è fondamentale per la comprensione dei ruoli e degli scopi del gruppo Luciferino che stiamo esaminando. L'osservazione scientifica deve tendere ad accertare anzitutto se il soggetto ha subito un progressivo abbandono della sua socialità ovverosia l'allontanamento dai familiari, dal gruppo di pari e dall'ambiente lavorativo in favore di un totale abbandono alle dinamiche settarie. Questo tratto va indagato in modo approfondito poichè risulta fondamentale nel comprendere le relazioni che sono accadute fra il gruppo dirigenziale e la vittima stessa.
d. Manipolazione: di pari passo rispetto la precedente ipotesi, occorre anche indagare la questione manipolazione che il Leader tende ad operare su una classe di seguaci. Il comportamento è tipico di chi riesce a far compiere a questi ultimi delle azioni che nella normalità, non farebbero. Si pensi all'intestazione di beni, alla consegna di denaro finanche l'omicidio stesso. La capacità manipolativa del Leader è un tratto intenso e persistente all'interno delle sette e va indagato con il giusto approccio psicologico e criminologico poichè nel delinearne approfonditamente le dinamiche, è possibile procedere anche ad aggravare il capo di imputazione oppure ad attenuarlo in assenza di questo costrutto così importante.
La normativa italiana - aspetti giurisprudenziali
Nel 1981 venne abolito il cosiddetto reato di plagio che puniva la manipolazione mentale. La scelta del Legislatore non è priva di fondamento. Effettivamente, i progressi psicologici non erano quelli odierni e la dimostrazione in un'aula di giustizia di un "mero processo mentale" era di dubbia capacità probatoria. Difatti, per poter individuare correttamente un reato di plagio di tipo appunto manipolativo, occorreva contestare e dimostrare una funzione psichica pura e semplice. Da qui, la scelta di abrogare il reato di plagio. La manipolazione mentale pertanto, risulta una scappatoia (sia a vantaggio che a svantaggio dell'imputato) poichè essendo impunibile per un vuoto legislativo, essa è dimostrabile unicamente per costrutti psicologici che lasciano intendere la sua esistenza ma che servono semplicemente come sfondo o cornice rispetto a reati più gravi. Ad esempio, le contestazioni che possono essere fatte ai Leader delle sette sono la circonvenzione di incapace, la violenza privata, le estorsioni ed altri reati come le minacce o le lesioni, finanche il tentato omicidio (che può essere anche consumato).

Conclusioni
Lo scopo di questo articolo è prima di tutto dimostrare la fondatezza della mia scelta di inserire la Teologia come fondamento alla disciplina da me teorizzata. Ho cercato di delineare come l'uso di questa scienza renda più facile identificare il pensiero dei Culti devianti (od anche quelli che si attengono al diritto e non sfociano necessariamente in condotte delinquenziali), consentendo al Criminologo che opera di tratteggiare un profilo della setta che sta osservando. La Teologia ritengo essere l'inizio della chiave di lettura quando si procede in questi contesti poichè permettono anche di comprendere motivazioni e legami profane che discendono da ciò che è considerato sacro.
Comprendere il motivo per cui qualcuno ha scelto di votarsi a Lucifero ad esempio, permette anche di comprendere come qualcun altro sia riuscito ad approfittare e quali leve è riuscito ad azionare per riuscirci.
Dimostrato ciò, ho inteso scrivere anche questo contributo per dimostrare come le dinamiche settarie non sempre devono essere viste come un'imposizione provento di un gruppo dirigenziale capitanate da un Leader. Esistono anche seguaci che si avvicinano alla setta per proprio volere, senza imposizioni alcune, ritenendo le dottrine che animano l'associazione come appartenenti e condivisibili rispetto al proprio modo di vedere le cose.
Il professionista deve sempre osservare scientificamente il gruppo che sta esaminando senza alcun pregiudizio ma in un'ottica completamente scevra di idee personali e sentimenti contrastanti. Il setting deve essere libero, privo di pensieri negativi (od anche positivi) e non devono ne tendere a giustificare l'operato del Leader ne a condannarlo.
Il contesto luciferino è completamente staccato e diverso rispetto a quello satanico. Sebbene sovente le due filosofie si incontrino su alcuni punti (come la dicotomia Satana/Lucifero analizzata a livelli meno scientifici ma più improntati alla filosofia) esse divergono per la struttura ideologica del pensiero e la sua natura filosofica. Lucifero non è visto come uno spirito immondo e meschino bensì come un portatore di luce e ragione, quindi un'entità benevola che ha risollevato l'uomo dalla sua condizione di mero schiavo di Dio sin dai tempi dell'Eden. Egli si è fatto serpe poichè cacciato ingiustamente dal Paradiso (altro punto cardine della filosofia Luciferina) e per tale motivo ha aiutato l'uomo combattendo il suo stesso Creatore.
I punti tracciati per l'analisi del caso sono stati infine tracciati; occorre che il Lettore sia conscio che ogni caso merita un'attenta valutazione e non è possibile procedere a standardizzare le procedure di intervento. Ed è qui che il professionista deve essere in grado di delineare con metodo scientifico, l'intera vicenda che viene sottoposta alla sua attenzione, fornendo al Committente i giusti spunti (sia difensivi che accusatori) utili ad impostare una corretta strategia che tuteli al meglio gli interessi dell'imputato, delle vittime e del diritto di difesa che ad ogni cittadino coinvolto in un procedimento penale, deve essergli riconosciuto.



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