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Considerazioni sul Libero Arbitrio e sue applicazioni pratiche nei contesti forensi

Immagine del redattore: Massimiliano Conte
Massimiliano Conte
22 ago
Tempo di lettura: 9 min
  1. Questioni preliminari

Il concetto che mi accingo ad esaminare ha origini antichissime e nasce con Platone ed Aristotele. La teologia cristiana lo ha poi ripreso ed ampliato mentre è diventato il pilastro fondamentale delle scienze giuridiche, in particolar modo per la valutazione della responsabilità penale dell'imputato.

Secondo il mio pensiero, posso descrivere il libero arbitrio come la capacità dell'individuo di agire secondo la propria volontà quindi in modo autonomo e indipendente da influenze del destino e di leggi esterne, sia esse provenienti dalla natura che dall'uomo.

Da questa mia definizione, possiamo immediatamente comprendere che la cosiddetta autonomia dell'uomo è influenzata da diversi fattori che generano ripercussioni sul piano criminologico, psicologico e forense.

Esaminiamo il concetto di libero arbitrio:


1.1. L'agire secondo la volontà

Essa è la funzione psichica che decide in modo consapevole quale azione compiere e soprattutto, quale comportamento attuare per raggiungere il risultato prefissato.

In psicologia forense la considereremo come un'energia psichica che ricomprende anche il comportamento motivazione, il cui scopo è quello di consentirci di attuare precise azioni finalizzate a precisi risultati. Nel nostro caso, analizzeremo unicamente quelli afferenti le condotte delittuose.

In criminologia generale ritengo (nella mia teorizzazione) possa essere qualificata come l'interesse motivazionale del criminale a compiere azioni con criminogenesi prestabilita e preordinata al disegno delittuoso precedentemente pianificato.

In diritto è considerato come la capacità consapevole di compiere azioni giuridiche che hanno conseguenze sul piano dei diritti e dei doveri di ogni cittadino, sia in senso attivo che in senso passivo. La sua assenza o la sua presenza coartata, rendono nullo l'atto e nei casi del diritto penale, rendono il soggetto incapace di intendere e di volere.

In filosofia è identificabile come l'espressione massima del libero arbitrio che si contrappone alla coartazione o alla costrizione.

Nella criminologia specializzata in contesti di culti e filosofie devianti (nella mia teorizzazione) ritengo possa essere descritta come la volontà di commettere azioni delittuose finalizzate alla supposta o reale adorazione di un'Entità che in qualche modo, condiziona il soggetto ad agire per compiacerla.

Qualsiasi modo la intendiamo, la volontà è un costrutto mentale che ci spinge ad agire secondo i nostri scopi. Quando essa è coartata da malattie organiche, psichiche o dall'assunzione di sostanze stupefacenti (comprese quelle alcooliche), la volontà mantiene comunque uno scopo ma esso è irrazionale.


1.2. Autonomo e indipendente

Il concetto di essere umano non può prescindere da questi due costrutti che a loro volta, sono il prodotto della volontà. L'individuo si avvicina al concetto di attuazione del "libero arbitrio" proprio quando agisce in modo autonomo e indipendente. Ciò significa che deve ben rappresentarsi tutte le conseguenze delle proprie azioni e decidere in modo libero (quindi indipendente) di agire, accettando il risultato di quanto accade.


1.3. Influenze del destino e di leggi esterne

Il concetto di "destino" è molto profondo e complesso e non può certamente essere esaurito nelle poche parole che questo articolo mi consente di scrivere. Necessito pertanto di riassumerne il contenuto poichè appare indispensabile per il proseguo del mio pensiero.

In criminologia dei culti e delle filosofie devianti il destino è spesso un disegno imposto da una divinità che parla per mezzo del leader del gruppo settario e genera conseguenze sull'individuo che il più delle volte, lo intende come un piano segreto e di vita che riguarda direttamente la persona. All'atto pratico però, il destino è una delle componenti delittuose, rappresentando un artificio o un raggiro tipico di chi truffa i cosiddetti "adepti", con il fine di spogliargli da ricchezze o in taluni casi, della propria stessa esistenza.

In filosofia il concetto assume connotati molto più estesi ma ho scelto una fra tante delle spiegazioni: esso può essere inteso come la ragione che fa muovere tutto.

In diritto il costrutto non assume alcun significato, essendo però paragonabile al movente del delitto, ovvero alla motivazione per cui il reato è stato compiuto.

Il destino tuttavia, assume rilevanza forense quando si accosta alla volontà che abbiamo precedentemente esaminato: leggi esterne e volontà sono strette da un connubio profondo, riassumibile a mio avviso, nella frase: conosco il divieto legislativo ma voglio infrangerlo (oppure attenermi).


1.4. Leggi della natura o dell'uomo

Con il concetto di legge naturale mi riferisco a tutte quelle questioni nomologiche che attengono l'andamento della vita dell'uomo sotto un punto di vista della moralità. Risultano pertanto essere tutte quelle norme che sono valide per tutti gli uomini e che non hanno alcun riferimento alle leggi dirittuali dello Stato. La legge naturale è un costrutto universale che consente all'uomo di comprendere una legge e di attenervisi al fine di vivere in modo pacifico, garantendosi anche la sopravvivenza.

La legge dell'uomo invece, la riconduco a quel compedio legislativo che assume al rango di norma dello Stato e che quindi, varia da popolo a popolo, essendo soggetto unicamente alla coscienza collettiva di una Società in un dato momento.


In conclusione, il libero arbitrio può essere inteso come un costrutto multivariegato ma che nel nostro caso, assume rilevanza tutte le volte che si accosta a concetti forensi o di criminologia, soprattutto quella specializzata in culti e filosofie devianti.

Una volta compresa la presenza di una volontà libera e non coartata, è possibile anche indagarne il compendio motivazionale che si cela dietro un'azione delittuosa, andando di fatto ad esplorare il libero arbitrio e la volontà che lo sottende, ricavando oltre la capacità di intendere e di volere, anche l'imputabilità.


  1. Libero arbitrio in contesti di psicologia criminale

In presenza di un soggetto che dimostra una volontà incline alla violenza, occorre indagarne la personalità e i costrutti mentali che ruotano intorno ad essa. Il problema principale però, è comprendere se il soggetto che abbiamo innanzi possa essere ritenuto imputabile E colpevole di quello che è accaduto come diretta conseguenza delle sue azioni. Il problema che qui stiamo osservando è la capacità di un individuo di essere colpevole a prescindere della sua condizione mentale, quindi di imputabilità.

In base a quanto abbiamo precedentemente detto, la questione è così riassumibile:

la colpevolezza è la condizione di chi si viene a trovare quando è possibile ricondurre ad egli i comportamenti delittuosi e le conseguenze del reato commesso; l'imputabilità invece, è la condizione mentale in cui il reo viene a trovarsi prima, durante e dopo la commissione del reato.

Dal mio personalissimo punto di vista, l'imputabilità e la sua valutazione devono essere oggetto principale nella valutazione della capacità di intendere e di volere del reo, lasciando in un contesto marginale la colpevolezza che per sua fattispecie, dovrebbe essere oggetto di valutazione del giurista. Così facendo, è possibile ricavare la cosiddetta capacità di intendere e di volere, che è il doppio costrutto che attiene principalmente alla volontà (che abbiamo già trattato) e al ragionamento (ossia la capacità di valutare le proprie azioni secondo coscienza morale e normativa).

In altre parole e sempre dal mio punto di vista, il libero arbitrio deve essere inteso come l'imputabilità nel reo. E come tale va valutato, secondo la scienza psicologica forense e criminale.

Avremo quindi che il percorso di valutazione dell'imputabilità del soggetto per come segue:

a. diagnosi clinica, valutando criteri nosografici e psicopatologici;

b. verificare se l'azione delittuosa può o non può essere inquadrata nel contesto psicopatologico precedentemente accertato;

c. valutazione finale con diagnosi conclusiva, con risposta al quesito posto.

Qualora sussista un quesito di valutazione che interessa anche la pericolosità del soggetto (spesso richiesta per l'eventuale applicazione di una misura di sicurezza), lo psicologo forense deve compiere una valutazione aggiuntiva:

a. se riscontra un vizio di mente, allora deve esprimersi in scienza e coscienza poichè è richiesto una diagnosi prognostica e probabilistica. A tale quesito si risponde tenendo in considerazione i canonici indicatori (interni, esterni e psicodiagnostici) e fornendo il responso insieme alla diagnosi;

b. se non riscontra un vizio di mente, non è deontologicamente corretto rispondere al quesito e pertanto, occorre rifiutarsi rimettendo la questione nei doveri del giudicante.


  1. Libero arbitrio in contesti di criminologia generale e specializzata

Il criminologo è il professionista che ad avviso di chi scrive, dovrebbe essere l'unico soggetto ad occuparsi di delitti e comportamenti delittuosi. Per arrivare a tale condizione, occorrerà che il percorso di studi sia simile a quello dello psicologo e che la Legge stessa gli consenta di compiere accertamenti diagnostici che riguardano la mente umana e la sua psicopatologia.

Tuttavia, devo scrivere questo articolo seguendo lo stato attuale dell'arte, non essendo questo un contenuto finalizzato alla mera speculazione giuridico-filosofica.

Dopo questa importante premessa, occorre comprendere l'attualizzazione del costrutto libero arbitrio applicato alla scienza Criminologica.

Attualmente, il criminologo è il professionista che studia il reato e le sue componenti, non andando a occuparsi in modo diretto del reo e della sua salute mentale; ciò limita fortemente il campo di valutazione del libero arbitrio poichè deve restare unicamente su valutazioni puramente marginali e spesso limitate dal compendio normativo statale.

L'unico modo per valutare il libero arbitrio in criminologia generale (e con aggiunte più profonde per la criminologia specializzata) è quello di valutare il comportamento motivazionale sotto un aspetto meramente filosofico.


3.1. Valutazioni in Criminologia generale

Lo studio del libero arbitrio si concentra nel dare una risposta alla questione:

un soggetto è capace e quanto è capace di compiere liberamente un reato?

tralasciando le oramai quasi del tutto surclassate teorie della scuola positiva (Lombroso capostipite) e quelle semi-consolidate della scuola classica (che vedono la pena come un modo di riparazione proporzionale al male inferto e dove il reato è frutto di un comportamento umano libero), possiamo intendere il libero arbitrio secondo canoni più moderni. La Criminologia moderna difatti, compie studi sfruttando l'apporto delle neuroscienze ed intende il libero arbitrio come una questione graduale e condizionata da fattori quali la genetica o la società stessa.

Ad ogni modo, il libero arbitrio è oggetto di studi generali che prevedono verifiche di laboratorio e inferenziali che spingono il professionista ad indagare quanto e quando la volontà del soggetto appare libera e non coartata, accettando le conseguenze delle sue condotte delittuose e soprattutto, la motivazione che spinge l'individuo a commettere dei reati. Il libero arbitrio pertanto, assume solo una connotazione che mira a spiegare il perchè il soggetto ha commesso il reato, potendo determinare il modo migliore per infliggere la giusta punizione.


3.2. Valutazioni in Criminologia specializzata in culti e filosofie devianti

Fermo restando quanto detto per la Criminologia generalizzata, il libero arbitrio assume una forza maggiore quando si parla di culti alternativi. In tale contesto a mio avviso, può raggiungere lo status di movente, poichè dietro l'uso di filosofie religiose alternative e a scopo delittuoso, si nasconde sempre un riferimento al libero arbitrio.

In via generale, dietro ogni culto si cela una divinità più o meno teorizzata: essa può essere il fulcro di un ragionamento ponderato oppure di un collage proveniente da altri culti già esistenti e teorizzati, ai quali il leader dà una nuova rivisitazione.

In via specialistica dietro ogni divinità vi è un messaggio, altrimenti lo stesso culto non potrebbe "funzionare" correttamente. Legato al mondo delle divinità vi è necessariamente una trattazione che interessa il libero arbitrio e quindi la capacità di determinarsi del soggetto, relegandolo a qualche normativa di cui il paragrafo 1.4 che abbiamo già trattato precedentemente.

Il libero arbitrio quindi, assume connotazioni che devono essere trattate in modo differente rispetto la Criminologia generale. Ad esempio, in questi contesti si dovrebbe indagare come la volontà apra le porte al Male (inteso come concetto divino superiore o superstizioso) ed eventualmente il dramma che l'uomo-vittima sperimenta rispetto al messaggio divino portato dal leader della setta.

Il libero arbitrio in questi contesti deve essere valutato molto più approfonditamente rispetto ai contesti di Criminologia generale, perchè consente di comprendere le vere dinamiche e le vere motivazioni che sottendono i comportamenti criminali e le accezioni vittimologiche che ne sono derivate.

Nella teorizzazione della Criminologia dei Culti e delle Filosofie devianti, ho ritenuto imprescindibile la valutazione del libero arbitrio poichè è foriera di interpretazioni inconsce che possono escludere in modo netto la presenza di psicopatologie. Difatti, a meno che non siamo dinanzi uno stato delirante, occorre una mente lucida per ideare un messaggio divino e come tale, il libero arbitrio assume connotazioni capaci di far oscillare a svantaggio dell'imputato un'eventuale valutazione sulle condizioni che attengono la capacità di stare in giudizio.


  1. Conclusioni

La questione che attiene il libero arbitrio appare delicata e deve essere valutata di volta in volta e sulla base della Scienza che si intende utilizzare.

Quando parliamo di libero arbitrio in contesti di psicologia forense, occorre necessariamente valutare la capacità del soggetto di rendersi conto di quanto ha commesso, andando a misurare la sua imputabilità e solo marginalmente la colpevolezza. In presenza di una psicopatologia in atto e dietro esplicita richiesta, occorre anche valutare il grado di pericolosità sociale che le sue azioni possono cagionare; ciò fa sì che il clinico debba intendere il libero arbitrio come presente sebbene sia di fatto assente. Il soggetto infatti, non ha consapevolezza e come tale, la sua capacità di intendere e di volere risulterà parzialmente o totalmente esclusa. Sebbene la sua volontà (quindi libero arbitrio) resti presente ma non completamente governabile dalla logica poichè l'individuo resterà di fatto colpevole (perchè agisce e compie azioni) ma materialmente non imputabile (perchè non si rende conto di ciò che fa), essa è tuttavia assente perchè allontana dalla punizione penale l'individuo.

Nei contesti di criminologia invece, il libero arbitrio è il carburante che fa muovere la macchina mentale del soggetto, dovendo quindi indagare il comportamento motivazionale che lo spinge a commettere l'illecito penale. Lo scopo sarà valutare il perchè e il per come del reato e del comportamento che è stato fatto per compierlo, potendo quindi valutare il soggetto su una base sia qualitativa che quantitativa. Tuttavia, la diagnostica è preclusa al criminologo che non è iscritto all'albo dei professionisti della salute mentale e dovrà quindi limitarsi a canoni più teorici, che non sconfinino nella diagnosi indebita. Tale linea guida deve essere ben presente anche quando il quadro psicopatologico risulti chiaro e lineare: il divieto di porre diagnosi vige anche in questi casi che potremmo definire "eclatanti".

Infine, nel diritto (che ho volutamente tenuto fuori dalle mie considerazioni) il libero arbitrio non è oggetto di studio profondo, poichè si limita esclusivamente alla valutazione sommaria da parte del giudicante e del requirente quando il caso esaminato è ricondotto ad un imputato che per evidenza e logica, non presenti psicopatologie in atto. In questo caso infatti, l'equazione che il diritto adotta (uomo sano - comportamento delittuoso) è prevista dalla Legge e può essere valutata senza l'ausilio di un professionista della salute mentale. Come ho detto, ritengo che il libero arbitrio sia per il diritto, qualcosa che riguardi il movente ed il motivo per cui è stato concepito ed eseguito il reato. Quando è frutto di una psicopatologia, tocca al professionista esprimersi in merito lasciando la valutazione del giudicante afferente solo alla quantificazione della pena o all'opposto, all'esclusione di questa in presenza di incapacità di intendere e di volere.

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