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Differenze fra il Groomer ed il Disturbo Pedofilico

Immagine del redattore: Massimiliano Conte
Massimiliano Conte
28 set
Tempo di lettura: 6 min
Differenze fra il Groomer ed il Disturbo Pedofilico
  1. Il disturbo pedofilico

Questo tipo di condizione clinica mentale riguarda soggetti che hanno attrazione verso minori e che tendono ad attuare comportamenti sessuali scorretti nei loro confronti. Il paziente con questo tipo di disturbo insidia il minore con lo scopo di trarvi gratificazione sessuale ed adotta comportamenti tipici improntati al raggiungimento del suo scopo.

Secondo il DSM-5 TR avremo:

Criteri diagnostici

A. Per un periodo di almeno 6 mesi, presenza di fantasie sessualmente eccitanti ricorrenti e intense, impulsi sessuali o comportamenti che riguardano attività sessuali con uno o più bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o meno.

B. La persona ha agito sulla base di tali impulsi sessuali, oppure gli impulsi o le fantasie sessuali provocano marcata sofferenza (distress) o difficoltà interpersonali.

Quindi, nel DSM-5 TR, non è necessario che siano presenti contemporaneamente sia l'agito sia la sofferenza: è sufficiente una delle due condizioni previste dal criterio B.

C. La persona ha almeno 16 anni ed è almeno 5 anni più grande del bambino o dei bambini oggetto delle fantasie, degli impulsi o dei comportamenti.

Il DSM precisa che questa regola non va applicata per includere un adolescente più grande coinvolto in una relazione continuativa con un ragazzo/a di 12 o 13 anni.

Specificazioni diagnostiche

Il DSM-5 TR prevede inoltre di specificare:

  • Tipo esclusivo: attrazione esclusivamente verso bambini.

  • Tipo non esclusivo: attrazione verso bambini e adulti.

  • Attrazione sessuale verso maschi, femmine oppure entrambi.

  • Se il comportamento, gli impulsi o le fantasie sono limitati all'incesto.


  1. Considerazioni sui pazienti affetti da disturbo pedofilico

Il contesto in cui il Clinico è tenuto a muoversi, richiama schemi di protocollo molto rigidi. Il soggetto presenta dei requisiti specifici che vanno ad intaccare la sfera sessuale, rendendola disfunzionale. L'individuo non è in grado di concepire attività sessuale che contempli i propri pari o comunque partner sessuali maggiorenni che hanno sviluppato un'identità sessuale sana o tipicamente consapevole.

Il paziente presenta aspetti peculiari anche dal punto di vista della capacità di intendere e di volere. In linea generale, questo tipo di individui è in grado di comprendere ciò che fanno o che hanno fatto e la loro capacità di intendere e di volere va valutata in stretto rapporto con la patologia che hanno e la sua incidenza al momento del fatto.

Risalta subito all'occhio pertanto, la capacità di "rendersi conto" dei propri istinti sessuali così come sono in grado di prendere spunto dal proprio comportamento disfunzionale, per generare una difesa dalle accuse rivoltegli.

Questi pazienti tendono a fraintendere anzitutto il comportamento del minore, reinterpretandolo in modo da formulare una giustificazione che per ovvi motivi, non può in alcun modo essere accettata.

Il paziente affetto da disturbo pedofiliaco infine, ha una visione completamente distorta su concetti che riguardano "amore", "interesse" e "maturità sessuale", venendo intesi come costrutti ben delineati e ben compresi nel minore. A ciò, si aggiunge un altro fattore: il paziente ritiene che il bambino sia in grado di disporne materialmente poichè capace di distinguere fra ciò che è da quello che non è oppure da ciò che può fare perchè lo capisce da ciò che non può fare perchè non è ancora stato scoperto.

Il loro modus operandi appare classico, quasi scontato e rientra pienamente nello sdoganamento tipico del disturbo stesso: il paziente si avvicina al minore mediante l'uso di regalie, condivisione di interessi o agisce per colmare un vuoto (dei genitori o del gruppo di pari). Fornisce al minore tutto l'occorrente di cui necessita, fosse anche il lato emotivo o il bisogno di sicurezza. L'approccio risulta modulato, gentile e dalla parvenza sincera. La violenza compare con una bassissima percentuale, quasi trascurabile nei casi osservati. Lo scopo è catturare e non di certo spaventare.


  1. Il "grooming"

Il termine grooming deriva dal verbo inglese "to groom", traducibile in italiano con il termine "curare". Il comportamento è riferito all'ossessiva pulizia che gli animali adulti praticano nei confronti dei propri cuccioli. In linea generale, possiamo descrivere il comportamento del groomer con lucido e caratterizzato da complesse abilità relazionali. Il modo di procedere pertanto non è riferito ad una psicopatologia (come il disturbo pedofilico) bensì ad un comportamento criminale. Il soggetto presenta abilità relazionali che lo rendono un interlocutore molto attraente ed è in grado di trattare con i minori in maniera convincente e manipolatoria.

Appare subito evidente di come il comportamento del groomer non sempre abbia un disturbo pedofilico in atto: questo tipo di soggetti possono essere anche liberi da psicopatologia sebbene operino con lo stesso scopo del "pedofilo". L'abuso del groomer pertanto, potrebbe essere compiuto per soddisfare altre parafilie o per ricavare un guadagno economico illecito (come l'efebofilia o lo sfruttamento commerciale del minore).

La capacità di intendere e di volere del groomer non pedofilo appare sempre confermata mentre per il pedofilo che diventa groomer, occorre procedere caso per caso e con il corretto approccio clinico-forense.


  1. Considerazioni sui groomer

Le strategie di azione del groomer comportano veri e propri agiti criminali, capaci di colpire il minore in modo indiretto, poichè l'azione manipolativa dura nel tempo e non è quasi mai evidente. Nella generalità dei casi, il groomer tende ad adottare due possibili strategie:


a. Improntate alla verità: il soggetto tende a rivelare immediatamente la propria età, si approccia al minore come un maestro di vita e ispira fiducia quando parla di relazioni amicali o confidenziali.

b. Improntate all'inganno: il soggetto tende a camuffare la propria età assumendo quella di un minore, meglio se coetaneo della vittima. La strategia che compare in modo maggioritario è quella improntata alla proposta di "protezione" dal gruppo di pari o dai genitori stessi.


Il risultato che il groomer si aspetta, viene coltivato sul lungo periodo nel quale si alternano fino a quattro fasi ben delineate. Ovviamente, non esiste un "momento di transito" fra un passaggio e l'altro, dovendo intendere uno spazio-tempo continuo ed in costante evoluzione.

Brevemente, la prima fase è quella più classica: riguarda la ricerca e lo studio della vittima e delle sue abitudini. Il groomer riflette sulle strategie da utilizzare e si focalizza su particolari utili per approcciarsi (hobbyes, sport, passioni).

Successivamente compare la fase dell'amicizia, in cui il groomer tende a condividere con il bambino bobbyes e passioni, compaiono regali subentrano processi di supporto e motivazione nei confronti della vittima. Lavora altresì per rendere l'amicizia una vera e propria relazione, dove si vanno ad approfondire tematiche comuni. L'autostima viene fortificata mediante l'uso della manipolazione.

Una volta che la relazione è ben salda, compare una valutazione del rischio ove il groomer tende a calibrare rischi e pericoli in forza dell'incontro. In altre parole, si assicura che il bambino non stia condividendo nulla con il genitore o con il gruppo di pari e che la relazione stessa sia un segreto ben custodito. Si prepara il terreno per l'incontro sessuale dal vivo: compaiono video e foto intime e lo scambio di questo materiale è finalizzato sia alla gratificazione sessuale sia alla possibilità di ricavare denaro dal commercio dello stesso.

L'ultimo step riguarda proprio l'incontro. Groomer e bambino si incontrano, anche con regolarità. Il soggetto raggiunge il proprio scopo e tenta di sfruttare al massimo la situazione che è riuscito a creare dopo tanto lavoro.

E' in questo periodo che nel paziente con disturbo pedofilico compare la "distorsione cognitiva" tipica del personaggio: difende il proprio operato perchè alla fine, ritiene che il minore lo ha fatto perchè lo ha voluto e gli è anche piaciuto.


  1. Conclusioni

Il comportamento dei paziente con disturbo pedofilico viene spesso confuso con quello del groomer. In alcuni ambiti, addirittura le due parole vengono intese come sinonimi oppure il groomer risulta l' "evoluzione" del pedofilo.

Questo modo di pensare è completamente sbagliato: il groomer è un soggetto che nella maggioranza dei casi, non ha un disturbo pedofilico diagnostico. E' più un criminale che agisce con altri scopi e non solo quello prettamente sessuale, a differenza del paziente pedofilo stesso.

Il groomer assume spesso la veste di un criminale con comportamenti e scopi "simili" a quelli del pedofilo ma occorre sempre studiarne clinicamente le personalità: un paziente affetto da disturbo pedofiliaco può non evolvere in un groomer mentre quest'ultimo non sempre possiede gli atteggiamento i gli interessi sessuali del pedofilo.

Il clinico deve procedere ad una distinzione netta fra le due figure tutte le volte che il prudente apprezzamento evinto dal colloquio e dalla psicodiagnostica ne lascino intravedere le potenzialità.

La diagnosi di disturbo pedofiliaco deve essere superiore a quella del groomer poichè la malattia mentale (a mio parere) è lo spartiacque nel riconoscimento di un pedofilo-groomer o di un groomer che diventa anche pedofilo. I due concetti sebbene siamo allineabili, restano comunque da intendersi come separati e vanno diagnosticati singolarmente prima di poterli "sommare" sul singolo individuo.

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